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Dott.ssa Eleonora Iampieri

Il mio lavoro

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Il mio Lavoro

“Lo psicoterapeuta non esprime alcuna verità, ma attraverso la propria esperienza, il proprio sentire, la propria fantasia offre all’altro la possibilità di aprire nuove finestre sul mondo.”
Anna Ravenna

Come lavoro?
Come per quanto riguarda la psicoterapia della Gestalt, mi risulta davvero molto complesso descriverti il mio modo di lavorare perché lo stile del professionista si esperisce, non si capisce a seguito di una spiegazione.
Quindi, anche in questo caso, ti chiedo di leggere le mie parole cercando di sentire se quello che osservi “tra le righe” può farti presagire un incontro funzionale e nutriente tra me e te.

Nella psicoterapia della Gestalt  il primo e vero strumento è il terapeuta, con la sua personalità, con la sua unicità e con le sue specifiche caratteristiche di essere umano; del mio essere Eleonora e della mia formazione te ne ho già parlato nella sezione “Chi sono”, ora vorrei raccontarti del mio essere psicoterapeuta, che si appoggia ovviamente su ciò che sono come persona e vi si intreccia.

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Nel mio lavoro ho il privilegio ogni giorno di entrare nel mio studio (o nella stanza dove svolgo settimanalmente il gruppo o dei colloqui individuali in carcere) e di accompagnare delle persone nel proprio percorso, di crescita personale, di psicoterapia, di sostegno psicologico; di assaporare il calore dell’incontro; di aiutarli ad entrare in contatto con se stessi e con l’Altro; di vedere loro esplorare il proprio mondo interno e di incuriosirsi nella scoperta delle diverse sfaccettature del proprio essere; di sostenerli/e nelle difficoltà e negli ostacoli che si presentano, aiutandoli/e ad aiutarsi; di supportarli, quindi, senza sottrarre loro la responsabilità e il timone della loro vita; di prendermi cura di loro, co-costruendo una diversa narrazione esistenziale passata, presente e futura che possa essere funzionale e soprattutto che possa trasformare la trama della loro esistenza in un romanzo che leggerebbero; di favorirli, come un’ ostetrica, nel “tirar fuori” quello che sentono e vogliono, senza elargire verità che il terapeuta, in quanto essere umano, non ha; di ammirare la bellezza del processo e della persona, che molto spesso arriva con i propri sintomi,
carica di pesi e con poco spazio per esistere, e che pian piano fiorisce, si libera dei disagi, riscopre se stessa e migliora la propria qualità di vita.

Ricomincio a vedere il mondo a colori.”
“Mi dispiace per me stessa, per tutto quello che non mi è stato dato da bambina e per quello che ho
continuato io a non darmi”
“Ora riesco a comprendere le emozioni che ho dentro, prima avevo solo un grande caos”
“Il gruppo mi ha aiutato a capire quello che voglio e a liberarmi, mi sento molto più libero ora che
nei vent’anni precedenti quando ero fuori”
queste e tante altre le esperienze raccontate dentro e fuori dal carcere.

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Nel percorso aiuto la persona, attraverso la consapevolezza delle proprie emozioni, dei propri desideri e di se stessa, a chiudere le situazioni inconcluse della propria esistenza.

“All'interno della nostra forma, della nostra gestalt globale vi sono innumerevoli configurazioni e sottoaspetti della nostra personalità che ancora richiedono una “chiusura”. Molte di queste cosiddette “gestalt aperte” nella psicoterapia sono rappresentate dai sintomi che si manifestano per esempio attraverso il comportamento o attraverso i sogni tutte le volte che vengono dei pensieri fissi o ripetitivi che chiedono un'attenzione particolare. Sono appunto queste esperienze che hanno bisogno di essere chiuse (...) Nella misura in cui non abbiamo chiuso le nostre gestalt aperte sperimentiamo la spinta a chiuderle e questo lo vediamo nel mondo della psicoterapia dove sostanzialmente i pazienti portano prevalentemente le proprie gestalt aperte per essere aiutati a chiuderle.” S. Mazzei

Per aiutare il paziente a concludere le gestalt che pervadono lo sfondo esistenziale e a diventare Se Stesso, modificando i comportamenti che ostacolano il fluire della sua vita, mi appoggio su dei punti cardine:
l'Empatia: accogliendo il vissuto della persona e sostenendola con presenza, non perdendo l'obiettività e la lucidità;
la Creatività: utilizzando dei mediatori artistici e degli strumenti creativi che favoriscano l'accesso al mondo interno e che stimolino l'adattamento creativo della persona;
la Relazione: tenendo sempre in cosiderazione che c'è un Io e un Tu che si incontrano nello spazio relazionale;
la Responsabilità: dando una profonda importanza a ciò che portiamo avanti insieme e non dimenticando la fiducia di cui sono stata investita dalla persona nel gestire al meglio la mia parte di responsabilità;
la Presenza: essendoci, “con il mio interesse, la mia noia, la mia pazienza, la mia rabbia, la mia disponibilità.”, non lasciando mai sola la persona nell'esplorazione del proprio mondo interno;
la Meraviglia: ricercandola e facendo di tutto affinchè la persona possa esprimerla e realizzarsi;
il Rispetto: accompagnando la persona nel rispetto della propria unicità, dei propri tempi e del  proprio volere.

Questo sono le stelle polari che orientano il mio lavoro...
Infine, voglio dirti che l'idea di chiedere aiuto può suscitarti ansia, disorientamento, confusione, paura, ma sappi che se ti concederai di affidarti ad un professionista con il quale ti sentirai in sintonia, diventerà tutto meno spaventoso perché sarai sempre supportato da una persona formata che ti accompagnerà con empatia e fermezza nel tuo percorso. Quindi se senti il bisogno, fai per te questo piccolo/grande atto di coraggio e rivolgiti ad un professionista. Qualora tu abbia sentito un affinità con quanto hai intravisto nelle mie parole puoi contattarmi per ricevere informazioni o per fissare una prima seduta conoscitiva.