Creazioni
Qui potrai vedere alcune delle mie creazioni.
Albert Einstein diceva
"La creatività è contagiosa. Trasmettila."
se vuoi lasciati contagiare!
Il percorso di Psicoterapia
Di fronte ad una distesa di spini due uomini si stanno guardando ed ogni tanto scambiano qualche parola. Sembrano entrambi molto concentrati. Uno ha la barba lunga e i capelli bianchi; guarda la distesa di spini con uno sguardo limpido e saggio; è consapevole del fatto che ci sarà molto da lavorare ma, l’esperienza acquisita negli anni con la Natura, gli permette di immaginare delle possibili strategie da utilizzare. L’altro guarda il suo terreno con lo sguardo spento e triste; le spalle in avanti e le braccia “a pensoloni” trasmettono stanchezza e un pizzico di rassegnazione. E’ stufo di vivere in un piccolo lembo di terra ma, fino ad ora, non sapendo da dove iniziare, si è limitato a tagliare qualche rametto qua e la. Ora, appoggiandosi sull’esperienza del suo compagno di avventura, sembra sentire dentro di sé una luce di speranza. Iniziano i lavori: il primo uomo comincia a recidere qualche ramo grazie all’ausilio di alcuni strumenti e alla sua capacità nel saperli utilizzare; l’altro prende gli stessi utensili e, osservando il suo compagno, pian piano sembra apprendere delle strategie per liberarsi dagli spini. I lavori continuano. I due uomini, uno accanto all’altro, bagnati dal sudore e appesantiti dalla fatica, ogni tanto si guardano e sorridono. Il secondo, sembra avere una luce diversa negli occhi; nonostante le ferite, ancora sgorganti di sangue, e qualche spino, ancora innestato nella pelle, si sente diverso, più sereno, anche perché ora con la pratica è riuscito anche a trovare un suo modo per affrontare questo disagio. Il primo uomo, avendo colto questo cambiamento nel suo compagno, smette di tagliare e si mette accanto a lui, dandogli qualche suggerimento di tanto in tanto. La deforestazione sembra essere conclusa. Il secondo uomo, decide di lasciare qualche arbusto spinoso sulla linea di confine del proprio terreno: un po’ per difendersi da eventuali invasori, un po’ perché anche in un cespuglio di spine si possono intravedere e raccogliere delle dolci more. I due uomini, uno accanto all’altro, guardano quella libera distesa di terreno ed entrambi, volgendo lo sguardo verso l’altro, accennano l’ennesimo sorriso. Il secondo uomo, di fronte a questo vuoto, sente dentro di sé una profonda gioia con un pizzico di paura: “Chi lo avrebbe mai detto che il mio terreno fosse così ampio. Adesso non dovrò più vivere in uno spazio angusto. Potrò coltivare delle piante. Ma sarò in grado di gestire tutto questo?”. Mentre egli si perde nei suoi pensieri, il primo uomo si dirige a prendere il fertilizzante, richiamando a sé l’attenzione dell’altro. Il secondo uomo, resta incuriosito dai movimenti delicati e lenti con cui il primo stende questo “generatore di vita” sul terreno, e comincia a fare esperienza di quei gesti, di quelle mosse. Come prima, quelle movenze piano piano, cominciano a connotarsi “di lui” e si ritrova nuovamente accanto l’altro uomo che segue i suoi movimenti, lo sostiene e lo accompagna. La prima parte del lavoro è terminata. I due uomini, si siedono, uno accanto all’altro. Ritornano con la mente a qualche ora prima e pensano a come era quel terreno, a quanto è stato fatto, immaginano tutte le smorfie, i dolori, le fatiche e le gioie che hanno assaporato fino ad ora, nella loro avventura insieme. Il secondo uomo si sdraia, stravolto ma sereno, e si addormenta. Nella sua mente cominciano a configurarsi tutte le possibilità che si materializzavano sotto ai suoi occhi: “Forse lì sulla sinistra potrei mettere delle piante da frutta, si, magari un ciliegio, un mela rossa e un albicocco, dall’altro lato dei frutti di bosco, o forse no, forse è meglio piantare qualche ortaggio…”. Mentre si perdeva nei suoi progetti onirici, fu ad un tratto svegliato dalle voci di altri uomini. Accanto al suo compagno di avventura, c’erano altri individui, bizzarri ma al tempo stesso interessanti. Ascoltando le loro parole, si rese conto che anche loro stavano facendo lo stesso lavoro con i loro terreni: c’era chi aveva già piantato dei semi di alberi ornamentali ma alcuni, purtroppo, non avevano prodotto piantine; c’era chi ancora era alle prese con i maledetti spini; c’era chi aveva trasformato il proprio terreno in un giardino e si domandava come poteva attirare le farfalle. Anche il nostro uomo racconta la sua esperienza e, mentre le sue parole pian piano scorrono, sembra delinearsi dentro di sé il Suo Progetto alimentato dal vento impetuoso della Volontà. Ormai sa quello che cosa vuole percepire di bello, cosa vuole pensare di logico e cosa vuole fare di buono. Si allontana dagli altri. Prende i suoi semi e si dirige verso il luogo dove avrebbe voluto seminarli. Si accovaccia e comincia a scansare la terra con le mani. L’odore della terra, di quello che potrebbe essere lo inebria. Ad un tratto sente una sensazione spiacevole. Si ricorda del suo compagno di avventura e si guarda attorno cercandolo. Lui è lì, che lo osserva da lontano, con lo sguardo fermo e rassicurante. L’uomo si tranquillizza; l’emozione spiacevole si è sciolta ed egli torna al suo lavoro. Ricomincia a scavare con le mani, le quali si sporcano e si feriscono. Abbandona i suoi semi e li ricopre con la terra, con una cura ed una tenerezza che si sarebbero potute cogliere solo in una madre che rimbocca le coperte al proprio figlio prima di addormentarsi. L’uomo si alza in piedi. Osserva il suo lavoro e si focalizza su quel piccolo ritaglio di sogni che è il lembo di terra dove ha seminato le sue gemme, lì dove tutto inizia. Dentro di sé tante emozioni. Si commuove. Si affaccia una piccola lacrima che racchiude la gioia di aver intriso di valore la propria esistenza.